Il Migliore Marco Pantani OKTA FILM

Il migliore, nel film documentario diretto da Paolo Santolini, è Marco Pantani, il ‘pirata’, il mitico ciclista che ha fatto sognare l’Italia scalando le montagne con “il cuore nelle gambe e la forza di un leone”. Non si tratta tuttavia di un ritratto agiografico, di un tributo incondizionato a una figura di culto perseguitata dal destino, e neppure dell’ennesima inchiesta mirata a far luce su una vicenda sportiva e esistenziale finita in tragedia.

Fin dalla prima sequenza Santolini – nato e cresciuto a Cesenatico come Pantani – mette in chiaro che qui si parlerà d’altro e in altro modo. E questo ‘altro’ è l’universo umano, sociale e culturale in cui il campione si è formato: una comunità affettiva e affettuosa di familiari, amici, sostenitori, allenatori che, a distanza di quasi vent’anni dalla sua morte, non vogliono e non possono parlare di lui al passato.
Sono i loro volti e le loro voci, alternati ai preziosi materiali d’archivio che corredano il film, a dare una vertiginosa ‘presenza’ al campione romagnolo, a riportarlo tra noi invincibile e ferito, forte e vulnerabile, per sempre giovane, in attesa di riscatto.

C’è un sogno, in apertura del film, che “tormenta e perseguita” il sognatore. A raccontarlo è la voce off di uno degli amici più cari di Pantani. Sullo schermo, con ripresa fissa, il volto del bronzeo monumento commemorativo che Cesenatico ha dedicato all’atleta. È inverno, nevica, i colori sono svaniti e il mare fa tutt’uno con la terra e il cielo. Il “migliore” è lì, in vetta, ma anche sull’orlo di un precipizio. L’amico lo sogna in bianco e nero, dall’altra parte di un passaggio a livello abbassato, irraggiungibile, eppure a portata di voce. “Il mio nome rivaluta”, gli dice, “tu lo sai, lo puoi fare, il mio nome rivaluta”.
Ecco, questo film si propone come possibile nostro sogno collettivo.

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Il registra

Un’autobiografia

Paolo Santolini

Sono un filmmaker autodidatta. Quando avevo nove anni, mio padre mi portò al cinema a vedere “Solaris” di Andrej Tarkovskij, senza avere idea dell’autore e del genere. Quella visione credo mi abbia segnato per sempre, per quanto all’epoca non ne ebbi coscienza. Sono nato a Cesena nel 1963, ho un diploma di perito agrario, cui sono seguiti due anni infruttuosi alla facoltà universitaria di Geologia di Bologna (dove, comunque, mi sono aggiudicato con la squadra di calcio della facoltà, per tutti e due gli anni, il campionato universitario e la speciale classifica di capocannoniere). Lasciata l’università, ho vissuto alcuni anni tra Roma, Berkeley CA, Venezia e Barcellona, guadagnandomi da vivere come carpentiere, cameriere, barista e giostraio. Nei primi anni Novanta sono rientrato stabilmente in Italia, a Bologna.

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Da sempre interessato alla fotografia e alla messa in scena, ho iniziato la mia attività di freelance come cameraman, nel pieno del boom delle tv locali e commerciali. Infatti, a metà degli anni Ottanta, era esploso, soprattutto nel nord Italia (in particolare, in Emilia e Lombardia), il business del cosiddetto “audiovisivo”, che aprì un mercato immenso e un altrettanto immenso movimento di denaro. Nascevano come funghi decine di società di produzione televisiva, che si avvalevano di telecamere e attrezzature di altissimo livello. È in questa sorta di “Eldorado” che ho avuto la fortuna di formarmi, lavorando senza sosta in un’attività serratissima con una miriade di emittenti locali e anche con Rai, Mediaset e Telemontecarlo. Ho vagato in lungo e in largo per il paese realizzando news, televendite di ogni risma, programmi sportivi, contenitori pomeridiani pseudoculturali, serate di intrattenimento tipo “Scherzi a Parte” (quando ancora non c’era niente di “preparato”, tant’è vero che l’attore Giancarlo Giannini, vittima di uno scherzo crudele, si incazzò a tal punto che mi mise giustamente le mani al collo); e poi, dirette televisive di eventi sportivi e sociali (Formula 1, Motomondiale, Champions League, Santa messa domenicale, veglioni dell’ultimo dell’anno, Baudo, Bonolis, etc), e reportage di guerra, eventi musicali, concerti, circhi natalizi e videoclip; ma anche operazioni a cuore aperto per convegni medici, convention di parrucchieri e visagisti, fiere delle vacche altoatesine con rodeo annesso, e chi più ne ha più ne metta. Accumulata un’esperienza senza pari in termini di velocità di ripresa, adattamento alle situazioni, capacità di cogliere l’attimo, resistenza alla fatica, sono stato, più che illuminato direi fulminato sulla via di Damasco, durante una diretta avvenuta a Battipaglia, in provincia di Salerno, dove con una sola telecamera, la mia, su un trabattello alto 3 metri posto al centro della pista, riprendevo in pieno agosto sotto il solleone alle due del pomeriggio una gara valida per il campionato italiano di go-kart. Dopo circa 30 minuti persi i sensi e provocai la chiusura del collegamento. Da quel momento ho deciso di dedicarmi esclusivamente ai cosiddetti filmati/documentari industriali, e per due anni ho vissuto tra Lombardia e Veneto, riprendendo altiforni e officine meccaniche, fabbriche e industrie di ogni genere e grandezza, in capannoni gelati, tristi e bui, con il tetto di eternit, dove davo sfogo alla cura delle inquadrature e dei piani sequenza (di Tarkosvkiana e sovietica memoria), e dove i soggetti erano per lo più catene di montaggio, torni di precisione, dettagli di viti e bulloni, circuiti stampati, operai agghindati con guanti maschera e caschetto a norma per l’occasione, geometri con sguardo serio all’autocad e segretarie fresche di messa in piega al telefono. È proprio nelle nebbiose e umide campagne mantovane e precisamente a Pegognaga, simile a un paesino della steppa siberiana, che incrocio, tra un caseificio e un salumificio, la società che realizza “Turisti per Caso”, programma di viaggi di Rai3 di e con Patrizio Roversi e Siusy Blady. La mia esperienza, la mia formazione “fai-da-te”, la mia capacità di adattamento kamikaze e la visione comune di un “modo di vedere” le cose senza dogmi prestabiliti, fanno nascere con loro un’amicizia e una collaborazione professionale settennale, che porta il programma a un grande successo di critica e di pubblico. È un programma artigianale, dove i costi e la troupe sono più che dimezzati rispetto a produzioni analoghe, e realizzato con telecamere semiprofessionali che utilizzano un nuovo formato di registrazione, il dvcam, dove chi filma è fonico e autore: filmmaker. È una sorta di spartiacque, un nuovo modo di pensare e di filmare, almeno in Italia e nei palinsesti delle reti televisive. Siamo nell’anno 2000. Tutto cambia, anche nella mia vita professionale, e dopo sette anni decido che un altro ciclo si è chiuso, e un altro deve cominciare. Grazie a un bagaglio di intense relazioni professionali diventate vere e proprie amicizie, e a un’accresciuta capacità di “sparire” dentro le situazioni entrandone a far parte, si aprono nuove collaborazioni esclusivamente volte a pensare e realizzare programmi e progetti documentaristici a sfondo sociale e culturale, cercando, anche attraverso il genere docu-fiction, di ritornare al cinema della realtà. A partire dalla serie documentaria sulle “Strade blu” degli USA, alle vittime della guerra negli ospedali di Emergency in Afghanistan e Sudan; da una serie documentaria sui pugili della nazionale italiana a quella sul carcere di Rebibbia; dalla ricostruzione della cattura di Provenzano, al ventennale della morte di Falcone e Borsellino; da Romeo e Giulietta messi in scena da Valerio Binasco con Riccardo Scamarcio protagonista, ad Andrea Camilleri con Teresa Mannini. Da don Luigi Ciotti, alla vicenda tragica e umana di Pantani, che da anni alberga nei miei pensieri.

Il trailer | Il Migliore – Marco Pantani

Un racconto emozionante

Attraverso materiali d’archivio e conversazioni con i familiari
e gli amici più cari, “Il migliore” ripercorre la vita di Marco Pantani
sullo sfondo della sua Cesenatico, un paese dell’anima
che non ha mai smesso di credere che “uno così non cede”.
Un ritratto che restituisce dignità a un’icona calpestata.

UN FILM DA
NON PERDERE

Il primo vero film su Marco!” – Tonina Pantani,
la mamma di Marco Pantani

IL PIRATA

Un film che racconta dall’interno, con tenerezza ed empatia, l’avventura umana e sportiva del “Pirata

UN PAESE DELL’ANIMA

Cesenatico, vista non come luogo di mare per turisti, ma come paese dell’anima e territorio reale

I PROTAGONISTI

Un film fatto di uomini e donne, uno più autentico dell’altro, che in Marco Pantani riconoscevano uno di loro

AL CINEMA

Il 18-19-20 ottobre 2021
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